Il Mio Libro!!!

LUCIA MEROLLA  

 La biblioteca di San Michele di Murano all’epoca dell’abate Giovanni Benedetto Mittarelli. I codici ritrovati.

( premessa di RINO AVESANI, Manziana, Vecchiarelli, 2010, pp. 763, ISBN 978-88-8247-266-5, € 100)

L‟isola veneziana di San Michele di Murano ha ospitato per secoli un cenobio camaldolese fondato nel 1212 e soppresso in epoca napoleonica. Fin dall‟inizio all‟interno dell‟istituto religioso si andò compo-nendo una raccolta libraria, originariamente di contenuto religioso, che nel sec. XVIII si arricchì grazie a donazioni e acquisti che per l‟epoca po-tremmo definire „antiquari‟. In quel momento la crescita dei volumi fu tale che nel 1806 il delegato dal Demanio veneziano per le biblioteche delle corporazioni religiose scrisse «La biblioteca di S. Michele di Murano cenobio de‟ Monaci Camaldo-lesi è una delle più cospicue del Dipartimento dell‟Adriatico dopo la Pubblica di S. Marco» (p. 35). Lucia Merolla quindi non ha scelto di rico-struire una delle tante biblioteche storiche venete, bensì la raccolta che, nel giudizio dei veneziani stessi, fu seconda soltanto alla Marciana. Il lavoro risulta così particolarmente utile perché, oltre a documentare la spiritualità e la cultura Camaldo-lesi, per esempio l‟attività del famoso geografo fra Mauro, di Niccolò Malerbi, traduttore in volgare della Bibbia, e dell‟abate riformatore Paolo Ve-nier, amico e collaboratore di Ambrogio Traversa-ri, il vol. considera anche collezioni venete di altra origine, entrate nella raccolta dei religiosi solo in epoca moderna. Tra queste si ricordano qui sol-tanto i libri di Francesco, Ermolao e Daniele Bar-baro, quelli dei cardinali Domenico Grimani, Pie-tro Bembo e Pietro Foscari, ma la lista dei posses-sori è molto più abbondante. Il punto di partenza della ricerca è stato il catalogo composto da Gio-vanni Benedetto Mittarelli, la Bibliotheca codicum manuscriptorum monasterii s. Michaelis Vene-tiarum prope Murianum (pubblicata postuma nel 1779), in cui sono elencati 1.212 codici, poi disper-si in epoca napoleonica. All‟inizio dell‟Ottocento infatti i codici, come i libri a stampa, migrarono singolarmente o a gruppi: in parte furono portati al monastero romano di San Gregorio al Celio e da lì, nel 1875, alla Biblioteca Nazionale Centrale; in parte finirono presso Agostino Correr; in parte, per esempio il planisfero di fra Mauro, giunsero alla Marciana; molti si ritrovano a Camaldoli. Cir-ca metà di questi codici (611 per l‟esattezza) sono descritti da Lucia Merolla nel nuovo vol. coraggiosamente edito da Vecchiarelli; di queste descrizio-ni 196 corrispondono a codici già identificati da altri, mentre ben 415 sono riferite a manoscritti ritrovati dall‟a. stessa in un lavoro durato vent‟anni. Il catalogo, realizzato secondo gli stan-dard nazionali, è corredato di diversi indici: dei nomi, dei nomi citati nei titoli e dei codici. L‟opera di censimento, che ha permesso l‟identificazione dei manoscritti dispersi, nonostante abbia un ri-scontro poco appariscente (le sequenze Città, Bi-blioteca, Segnatura non danno certo i brividi), co-stituisce invece un importante valore aggiunto. Lucia Merolla non solo ha riletto l‟Iter Italicum di Kristeller, ma ha anche realizzato lo spoglio di tut-ti i cataloghi a stampa disponibili alla BNCR (è sempre più raro trovare chi esegua spogli sistema-tici), di quelli manoscritti della Marciana, del Mu-seo Correr, dell‟Universitaria di Padova, della bi-blioteca di Camaldoli, della BNCR e del fondo Va-ticano latino della BAV. E non solo. Da fortunata collaboratrice dell‟Istituto Centrale per il Catalogo Unico ha lavorato in molti depositi e ha mantenu-to rapporti con le biblioteche e i ricercatori di tutto il mondo, per ottenere informazioni sui volumi che attraverso le pubblicazioni già esistenti le era-no sembrati in odore di San Michele. Poche note di possesso esplicite, le mani dei bibliotecari e dei monaci reperibili nei manoscritti, alcuni tipi di le-gatura, i cartellini posti sul dorso (tutti marks ri-prodotti nel catalogo) hanno costituito le prove schiaccianti dell‟appartenenza al cenobio camal-dolese. Modernamente parlando questi sembrano i risultati di un progetto composto da molte attivi-tà coordinate, più che di una ricerca personale tradizionale. Non a caso un obiettivo analogo a quello di Lucia Merolla è stato assunto a livello progettuale dalla Regione Veneto e dall‟Università Ca‟ Foscari, che in occasione del millenario ca-maldolese hanno promosso la catalogazione dei manoscritti di San Michele.

di Giliola Barbero da L‟almanacco bibliografico, n° 22, giugno 2012

Published in: on giugno 9, 2012 at 4:25 pm  Lascia un commento  
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